Trascrivo integralmente un post di Giancarlo Pillan sul newsgroup it.cultura.linguistica.italiano risalente al 28 ottobre 2002, ancora attualissimo e con cui mi trovo perfettamente d’accordo. Tenete presente che, all’epoca, l’orrenda mania di scrivere “nn” al posto di “non” non si era ancora diffuso.
sigbrando:
secondo voi qual è il futuro della grafia “chattiana” che sostituisce le C dure con le K, i per con i x, i più con i +, ecc. per intendersi quella che usa Darik.Ammetto di non aver letto tutte le numerose risposte a questa domanda, quondi mi scuso se ripeterò qualcosa di già scritto da altri.
Innanzitutto questo linguaggio “contratto” esisteva già molto prima che mascessero telefonini e PC. Da ragazzini lo inventavamo ed usavamo per divertimento: quasi una specie di “crittografia” alle medie.
Chi oggi scrive gli SMS in questo linguaggio contratto per risparmiare battute significa che ha ancora uno di quei vecchi telefonini che non avevano il T9. Per usare le contrazioni occorre disabilitare il T9 e disabilitandolo si batte molto di più (circa il doppio) di quel che si risparmia (un quarto o anche meno).
Danneggia un po’ l’immagine di quelli che vorrebbero apparire sempre aggiornatissimi, con l’ultima meraviglia tecnologica in mano.Nel caso della scrittura al PC il risparmio è avvertibile solo per quelli che digitano con un solo dito, non certo per chi usa due mani. Questi ci mettono di più a pensare alle contrazioni che a battere la parola intera. Sono quelli che per mettere una maiuscola cancellano e riscrivono l’intera parola, tanto il gesto è automatico.
Esiste una terza possibilità: i ragazzini che lo fanno per divertimento.
Per rispondere alla domanda originale, il futuro di questa “grafia” è uguale al suo passato: continuerà ad esistere perché continueranno ad esistere i ragazzini.Riassumendo, se mi trovo a leggere un testo contratto cerco di classificare il mittente tra: poveraccio con un vecchio telefonino, handicappato nell’uso della tastiera, ragazzino fiero di dimostrarlo. Potrei sbagliarmi alla grande, magari mi sta scrivendo uno stimatissimo scienziato o poeta, ma tipicamente ci azzecco.
Infine, sulla serietà dell’uso di “k” per il suono duro (ovvero che risolve i casi /chi e /che) potrei anche essere d’accordo in linea di principio se fosse accompaganta da anaolga situazione per /ghi e /ghe. Insomma per una scrittura che rappresenti ancor più accuratamente la pronuncia. Anni fa, discutendo appunto di scrittura fonetica, scoprii alcuni siti di movimenti che, apparentemente con ragioni da vendere, propongono una completa rivoluzione della scrittura inglese nella direzione di scriverlo foneticamente. Poiché mi pare che, seppur ragionevole, l’auspicata riforma non prenderà mai piede, a maggior ragione una riforma della scrittura dell’italiano è destinata a fallire. A maggior ragione perché non c’è dietro un progetto serio e non c’è quel gran vantaggio che invece si può osservare per la scrittura inglese, ormai ben lontana dalla pronuncia.

